La bandiera

Corriere della Sera




Qual è la differenza tra la bandiera italiana e la bandiera
francese, britannica o tedesca? Le siamo meno affezionati? Non è
detto. Di sicuro, però, la vediamo meno in giro.
E’ rimasto una sorta di pudore della bandiera, in Italia, e viene
da lontano. Un tempo mascherava l’imbarazzo (quando il tricolore
veniva considerato il simbolo di una parte politica). Poi, a lungo,
il pudore ha nascosto il nostro distacco, travestito da generico
rispetto (art. 292 codice penale, reato di vilipendio alla bandiera
nazionale, reclusione da uno a tre anni). Ora il pudore è solo
pudore. Non ha motivo di esistere, ma esiste.
Con l’inno di Mameli abbiamo più dimistichezza. Ancora non ne
conosciamo le parole barocche (e come potremmo? Dovrebbero tradurle).
Ma abbiamo capito che dobbiamo tenercelo, come si tiene uno zio
eccentrico al quale, in fondo, si vuole bene. La bandiera, invece, è
una questione aperta. Ci piace, ma non la esponiamo. Ci rassicura, ma
ci giochiamo. Ci consola, ma non andiamo a cercarla. Ci ricorda la
striscia di mondo in cui il destino ha voluto nascessimo, o
vivessimo, o le due cose insieme: ma non ci entusiasma come un
ricordo, nè ci commuove come un profumo.
Ancora ci confondiamo, incollando timidi tricolori sull’automobile
(certo non aiuta chiamarlo “bianco-rosso-verde” quand’è
“verde-bianco-rosso”). Osservate con attenzione le carrozzerie,
durante l’estate che arriva: in Italia circolano involontarie
bandiere bulgare, ungheresi, messicane, irlandesi, ivoriane,
malgascie, iraniane. Strisce orizzontali, verde a destra, quadrati e
triangoli, rosso sbiadito. Sono interessanti: ma non sono bandiere
italiane.
Eppure sarebbe ora di riconoscerla, la nostra bandiera. Sarebbe
tempo di frequentarla e festeggiarla. In fondo abbiamo capito che
amare il proprio paese non significa dimenticare la propria città, né
osteggiare l’Europa (un concetto che abbiamo afferrato col cuore,
mentre altri hanno dovuto arrivarci con la testa). Possediamo, noi
italiani, uno bizzarro patriottismo da esportazione: fuori dai
confini siamo felici se incontriamo un connazionale, a differenza di
tedeschi o inglesi, che in patria sono solidali, ma in vacanza
all’estero si detestano cordialmente.
Se tutto questo è vero – ed è vero – perchè non usare più la
bandiera, anche negli intervalli tra due campionati del mondo? Il
tricolore davanti agli edifici pubblici è importante, ma non conta:
è lì per legge, e ci vuole tempo – soprattutto in Italia – affinché
la legge porti le abitudini. La bandiera citata nei discorsi
ufficiali è doverosa, ma prevedibile. L’unica bandiera che conta è
quella riposta in un cassetto, come un’amica che riposa in attesa
della prossima festa. E non è importante sapere qual è la festa. E’
importante, invece, sapere qual è il cassetto.


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