UN AMERICANO A ROMA – Intervista con Bill Gates

(Corriere della Sera)
Gessato e coca-cola. Bill Gates si presenta così, alle otto del mattino, nella saletta di un albergo di Roma. Il gessato gli serve per il presidente Ciampi, la coca-cola per svegliarsi. Le scarpe di cuoio intrecciato, forse, per ricordare a tutti che, sotto le righe del vestito, batte comunque un cuore americano. Lo avevo incontrato nel 1998: stesso orario, stanza simile, stessa pioggia oltre le finestre, umore diverso. Allora era sorridente. Oggi ha il volto di chi pensa che in fondo un caffé caldo, alle otto del mattino, è meglio della coca-cola ghiacciata. Bill Gates arriva da Davos, dove ha partecipato al World Economic Forum. Gli chiedo se ci va per imparare o per spiegare.
BG – Be’, io parlo perché la gente vuol sapere cosa succede nel mondo della tecnologia. E ascolto gli altri. In due giorni e mezzo, c’è più da ascoltare che da parlare, direi.
Perché viene in Italia? Deve, vuole? O ha capito che l’Italia è un’applicazione del principio di Internet: non si sa per quale strada arriviamo. Ma arriviamo.
BG – Vengo in vacanza, di solito. Questa volta vengo per incontrare partner e clienti. E poi parlerò con gente di governo. Nel mio mondo – la tecnologia – c’è molto in comune. Ma è sempre interessante vedere come funzionano le cose negli altri paesi.
Lunedì, a cena, gli invitati parlavano inglese? Si racconta di una “cena delle beffe”, anni fa qui a Roma, in cui lei era l’ospite d’onore ma non sapeva con chi conversare.
BG – No no: tutti parlavano un inglese eccellente. Abbiamo discusso di apparecchi senza fili (wireless), di schermi piccoli e schermi grandi, di cosa succede nella politica. Tutto in inglese. Purtroppo, non parlo italiano.
Dovrebbe, però. E’ o non è un fan di Leonardo da Vinci?
BG – Vero. Dovrei. La cosa mi imbarazza. Non sono sicuro di poter mettere l’italiano tra le priorità.
Dal “World Almanac” al “Secolo in prima pagina” del Corriere della sera: tutte le cronache del Novecento finiscono con Internet e sopra i suoi occhiali. Le chiedo: non teme che andiamo tutti verso una “vita gadgetizzata”? Certo, lei potrebbe rispondermi: ma io vendo gadget.
BG – La gente segue i propri interessi. Se i miei nipoti stanno in un altra città, e i miei figli mi possono mandare le foto, io uso quello strumento. Se mi serve per programmare un viaggio, o per spendere meno, io lo uso. Ma i gadget non sono ancora abbastanza semplici. La nostra stragetegia .NET (Internet come fonte di servizi software, ndr) è appunto questa: non devo essere io a spostare l’indirizzario da un gadget a un altro gadget, o a ricordare le password.
Secondo lei, l’America sta rallentando? Forse la “new economy” è gia vecchia?
BG – Il termine “New Economy” non ho mai capito cosa volesse dire. Sembra uno di quei vocaboli portati su, per poi poterli buttare giù. La cosa più irrazionale era la valutazione di alcune “dot.com” (società basate su Internet, ndr). La gente non aveva capito questo: la rete facilita la concorrenza. Uno poteva metter su “shoes.com” e vendere scarpe su Internet. Un altro, il giorno dopo, poteva fare lo stesso. Il vantaggio era soprattutto sul consumatore: non sul valore delle società. Ora siamo tornati coi piedi per terra. La società tradizionali ci hanno messo tempo a muoversi su Internet; ma questo tempo era inferiore a quello necessario a molte “dot.coms” per diventare credibili (in quanto banche, dettaglianti eccetera). Chi si è mosso per tempo è in una posizione diversa. Amazon.com, per esempio, ha una reputazione e un bel marchio. E’ già arrivata in Italia?
George W. Bush penserà all’economia quanto Bill Clinton? Ricorda il motto di quest’ultimo? “It’s the economy, stupid”.
BG – Nemmeno gli economisti capiscono l’economia, figuriamoci i politici. L’idea di uno su 260 milioni che presta attenzione e così cambia la direzione dell’economia… mah.
Lei non ama parlare di politica, e non è un politilogo. Ma è americano. Elezioni presidenziali. Stavo nel suo paese, in California. Ho visto molti italiani: sogghignavano tutti. Lei ha sogghignato?
BG – (Silenzio)
E cosa mi dice della Corte Suprema che sceglie il presidente?
BG – Ma non è così! Il sistema non è fatto per valutare lo 0,001% del voto. Un po’ di arbitrarietà non toglie valore alla democrazia diretta.
Perché non avete rivotato? Troppo semplice?
BG – Rivotare? Non viene mai fatto, non è mai stato fatto, non si farà mai.
Ecco: la tradizione, i Padri Fondatori. Tutte le discussioni coi miei amici americani finiscono lì. Ma non siete voi i pragmatici e gli innovatori?
BG – Rivotare, no. L’alternativa era restare inchiodati a lungo a un meccanismo imperfetto (le schede?, ndr). Di fatto, abbiamo tirato il dado dopo un pareggio.
Non le chiedo se il cambio di amministrazione favorisce Microsoft nella causa infinita col governo che vi accusa di pratiche monopolistiche. Perché lei non mi risponde, vero?
BG – Vero.
Restiamo a Microsoft. Vede questo microregistratore? L’ho comprato a Redmond in primavera, dopo aver visitato il vostro campus. Mi ha accompagnato uno dei suoi. Un italiano.Si chiama Roberto Cazzaro, lavora su Windows CE per i palmari. Era così rapido a maneggiare i gadget, che nel negozio ci guardavano con sospetto. Dunque: Roberto rimane in Microsoft perché gli piace. Ma non tutti ragionano così. Avete dipendenti miliardari: come fate a trattenerli?
BG – Noi siamo interessati ad avere gente che condivide la visione della società, ovvero: col software si possono fare grandi cose. Certo: qualcuno ha guadagnato tanto, e non ha più voglia di impegnarsi. Non sarebbe giusto trattenerlo. Ma ci sono tanti giovani motivati che vanno a occupare quei posti. Sanno che cambieremo il modo in cui la gente vive e lavora. Non è il più bel lavoro del mondo?
Le ho parlato dei suoi. Ora le parlo degli altri. Di quelli che la detestano appassionatamente. Per esempio, quelli secondo cui l’interfaccia grafica (cliccare un simbolo invece che scrivere un comando) l’ha inventata Apple, non voi.
BG – No, no! Apple non ha inventato un bel niente in materia di interfaccia grafica! Chi le ha raccontato questo è il più gran buffone mai vissuto. Xerox, non Apple, ha inventato l’interfaccia grafica.
Bene. Avanti. Dicono: adesso Microsoft punta su “.NET”, Internet come fonte di servizi. Ma quella da tempo non è la filosofia di Sun?
No! “.NET” è una questione il software. Sun è questione di togliere potere alla gente. Loro pensano che il personal computer (PC) sia stata una pessima idea. Non ci può essere contrasto più grande di quello tra una società che vuole solo vendere hardware ad alto prezzo, e una società come la nostra, che vuole vendere hardware a basso prezzo e farlo lavorare insieme in modo magico. Sun lavora forse su “e-book” , il libro elettronico? Ha portato novità nelle telecomunicazioni? No: vuole solo venderci un “server” da un milione di dollari. E togliere il PC a tutti.
Dicono anche: ora Microsoft vuol vendere software alle grandi aziende. Ma ci ha pensato già IBM.
BG – Cos’ha fatto, Ibm? Ha costruito grandi “mainframes”, vero. Ma quando si parla di software, IBM non è stato un innovatore. Microsoft è stato un innovatore.
Quindi non le piace se qualcuno sostiene: “Bill Gates è come Bing Crosby. Prende una strofa qui e una strofa là, e canta la canzone”. La frase è anche sulla copertina di una sua biografia italiana.
BG – Pensi a questo: computer costruiti da tante società diverse, in grado di lavorare insieme. Di chi è, questa idea?
E’ una domanda?
BG – Certo che è una domanda.
Risposta facile: l’idea è sua.
BG – Bravo. Chi aveva pensato di costruire software centrato sul PC? Nessuno, zero. Io ho comprato per 360 dollari il primo processore 8OO8 e tutti: ma perché il ragazzino compra quella macchina? Avanti: non fatemi ridere!
Bene. Vedo che le domande l’hanno risvegliata. Cambiamo argomento: cosa comprerebbe in Europa. Non parlo di società commerciali, ma di modelli sociali, stili di vita…
BG – Ho comprato il taccuino di Leonardo (il Codice Atlantico, ndr)! Se ce n’è un altro in, giro, ditemelo. E ho una Ferrari.
Ha mai visitato uno dei siti Internet contro Bill Gates? Così per curiosità…
BG – No, mai.
E questo nuovo film di cui si parla, “MacArthur Park”…
BG – Vuol dire quello dove mi ammazzano? Senta: lei ha mai visto un film su una persona famosa, dove un modello di quella persona viene ucciso? Io, no. Ma anche se esistesse, quel film, chiederei a quella gente se è una buona cosa: come gusto, e come sicurezza.
Sul “coffe-table book” del 25esimo anniversario di Microsoft…
BG – “Coffee-table book”?! Di solito si dice di un libro che sta lì e nessuno legge.
Io però l’ho letto. Diciamo, sfogliato. Nella prefazione, lei scrive: “La nostalgia è divertente”. Domanda: ha l’impressione d’aver fatto la maggior parte di quello che sapeva/poteva fare?
BG – Come lavoro, sono vicino a metà del cammino, ma col software si

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