Internet: fine di una stagione

Dal “Corriere della Sera”




Napster non è in catene: ha ancora venti giorni di libertà vigilata. Un tribunale a San Francisco, ieri sera, ha deciso di mantenere aperto il celebre sito di scambio musicale, in attesa di una sentenza definitiva.
Ma l’impressione è che questa vicenda, comunque andrà a finire, chiuda un’epoca. Quella di Internet come far-west e campo-giochi: luoghi belli, selvaggi e vagamente anarchici. Altri segnali non mancano: basta saperli leggere.
Prima la picchiata dei titoli del Nasdaq, e il ridimensionamento di molti sogni aziendali americani, al grido di “fuori i creativi, dentro i contabili” (noi ci arriveremo dopo, come al solito; ma ci arriveremo). Poi i tanti governi che dicono di NON voler tassare la rete (il fatto stesso che lo dicano, significa che ci hanno pensato). Infine, il vergognoso abuso di Internet da parte di pedofili, fanatici e delinquenti assortiti.
La rete, nonostante costoro, resta un’idea rivoluzionaria, e un progresso. Ma non c’è dubbio: d’ora in avanti, chi vorrà mettere paletti, limiti, controlli e imposte, troverà un pubblico attento. Anche nel far-west, a pensarci bene, un giorno è arrivato lo sceriffo, e ha sparato in aria. Napster, di questa gioiosa anarchia, è stato un simbolo.
Per i non iniziati, spieghiamo.
Si tratta di un sito dal quale è possibile scaricare gratuitamente canzoni attraverso MP3, un metodo di compressione che trasforma la musica dei CD in piccoli “files” che il computer riesce a leggere e riprodurre. Trenta milioni di persone frequentano regolarmente Napster, e si scambiano canzoni. Le case discografiche, preoccupate per i bilanci, l’hanno sempre osteggiato.
Ora intendono spazzarlo via. Certo. Dovessero perdere in tribunale, i libertari inventeranno qualcos’altro: hanno la fantasia e la tecnica per farlo. Ma la guerra a Napster è un messaggio forte, e dimostra come l’atmosfera sia cambiata.
Era affascinante, nei mesi scorsi, vedere artisti e gruppi rock che strillavano come galline spaventate, al pensiero di vedersi sottrarre parte dei diritti d’autore. Però gridavano, e dobbiamo chiederci perché. Forse, semplicemente, perché l’epoca dei pionieri è finita. Ora qualcuno tenterà di coltivare i nuovi campi virtuali, e ricavarne frutti (poi, puntuale, arriverà l’esattore delle imposte).
Ogni rivoluzione, in fondo, diventa termidoro: il popolo di Internet, in questo, non è diverso da quello della Bastiglia. I “nuovi ricchi” della rete sono sempre ricchi, ma non più tanto nuovi: si appesantiscono sui fianchi, e difendono i territori conquistati.
I ragazzi di ieri sono i presidenti di oggi. Bill Gates e la Microsoft, Jeff Bezos e Amazon.com, sono semplicemente entrati nella mezza età, che nella nuova economia, come per i cani, si misura in maniera diversa: cinque anni, e non è si più giovani. Napster, invece, è ancora Internet coi pantaloni corti, l’infanzia spensierata della rete.
La giornata non è ancora finita, ma la mamma-sceriffo è già affacciata al balcone.
Beppe Severgnini

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