L’INTRUSO




Ogni giornalista, quando diventa esperto di un settore (moda, sport, economia, politica), finisce per sviluppare una Grande Teoria Personale: vorrebbe disegnare le collezioni al posto dello stilista, stendere la formazione invece dell’allenatore, sostuituire l’amministratore delegato alla guida dell’azienda, dirigere il paese al posto del primo ministro.
Le notizie che contraddicono la teoria vengono ignorate; le informazioni che la rafforzano, enfatizzate. Questa patologia si manifesta, di solito, dopo tre anni.
Ma l’Intruso è un noto irresponsabile. Dopo sei giorni e diciotto sfilate, ho una visione drammaticamente chiara di “dove va la moda”. Alcune colleghe, per non risentirla, mi vedono e corrono a chiudersi in bagno. La teoria è questa. Gli stilisti, nei ritagli di tempo tra una fusione e una licenza, si sono divisi in tre categorie: Retrovisori, Avanguardisti e Stradali. Cominciamo dal fondo. Gli Stradali si ispirano a piazze, viali e marciapiedi: soprattutto in periferia, di notte. Sono la sezione Anas del pret-a-porter: nulla di quanto avviene sulle strade gli sfugge. Il caposcuola fu (e in parte rimane) Versace; seguono Cavalli, Moschino e Rocco Barocco. Minigonne corte come girocollo, scollature alle ginocchia, e un’abbondanza di pitonati e leopardati: se uno Stilista Stradale mette piede allo zoo, tra serpenti e felini c’è una crisi di panico.
I Retrovisori vanno per la maggiore: puntano avanti, ma guardano indietro. Bauli, album di famiglia, vecchi film, classici della letteratura: nulla è abbastanza vecchio per non essere nuovo. Retrovisori (col turbo) sono Gucci e Prada; retrovisore a vapore è Ferragamo (interessante, la colonna sonora in bergamasco). Retrovisori, a modo loro, sono Dolce & Gabbana: ma se mia nonna negli anni Venti si fosse vestita come le modelle di ieri, avrei voluto vedere la faccia del nonno. E gli Avanguardisti? In attesa di rivedere Armani, ci metterei Krizia, di cui mi ha colpito la collezione nerazzurra (ottima idea: abbiamo trovato un lavoro per Ronaldo, sperando che arrivi in fondo alla passerella). E Ferré: alcune delle sue donne sembrano scese da un’astronave dopo un attacco di mal d’aria, ma di sicuro non sono prevedibili.
Un altro esempio di Avanguardista è Extè. L’origine latina del nome (ex tempore) non inganni: la collezione futuribile del giovane siculo-inglese Antonio Berardi mi è piaciuta, anche se non sono certo che vorrei vedere mia figlia seminuda e legata come una salamella. E lui è simpatico, forse perché ha l’aria del ragazzo del bar (ma anche Donatella Versace sembra l’amica di Diabolik: gli stilisti devono avere personalità, che diamine). Non so però quanto costino gli abiti che ho visto. Un’idea sarebbe far sfilare le modelle col cartellino del prezzo. Ma è pericoloso: qualcuno potrebbe lasciare il vestito, e portar via la ragazza.
Beppe Severgnini

I VOSTRI COMMENTI
Lascia il tuo commento