LA SINDROME DEL CINQUANTENNE

Dal “Corriere della Sera”




Confesso di non provare particolare sdegno alla notizia di un presidente degli Stati Uniti che concede la prima intervista on-line dalla Casa Bianca, e si fa beffare da un ragazzetto svelto di mano e di tastiera. E non sento alcuna solidarietà per un primo ministro britannico che inaugura il sito Internet di Downing Street con un discorso in diretta, e se lo ritrova pieno di insulti.
Ho la sensazione, invece, che queste manifestazioni siano espressioni d’un malessere diffuso, non soltanto in America o a Londra, e non solo tra i capi di stato e di governo: la Sindrome del Cinquantenne. Bill Clinton è del 1946, Tony Blair del 1953.
Ambedue hanno capito, essendo svelti e intelligenti, che Internet non è una moda, ma una rivoluzione, e hanno messo la prua in quella direzione. Ma un conto è avere il senso della storia; un conto sapere cosa serve il tasto in alto a destra sulla tastiera. Comprendere la “new economy” è una cosa; interpretare i geroglifici di un programma Microsoft è un’altra cosa. Qui viene fuori l’età: la rivoluzione digitale ha fatto diventare adulti gli adoloscenti, e adolescenti gli adulti. Molti cinquantenni hanno infatti trasformato il disagio in eccitazione (e scarsa pratica: in questo, la rete è come il sesso). Chi è più avanti negli anni è immune da questa sindrome. Helmut Kohl, quando gli hanno parlato della rivoluzione informatica, avrà guardato la tastiera con teutonica malinconia.
Clinton e Blair hanno voluto schiacciare tutti i bottoncini. Ma non hanno avuto tempo di farlo davvero; e quando lo fanno è come se gridassero “Guardatemi! Sono moderno!”. I ventenni non hanno dovuto imparare di usare il computer e la rete: erano già capaci. I trentenni non erano capaci, ma hanno imparato. I quarantenni non hanno imparato (non tutti), ma credono di essere capaci. I cinquantenni si sono spaccati: alcuni hanno alzato bandiera bianca; altri si sono eccitati da morire.
Perché Internet è come la ragazzina bionda di “American Beauty”: un uomo di una certa età, se non sta attento, può perderci la testa. C’era bisogno, caro primo ministro, di inaugurare personalmente il sito Internet con una conferenza stampa (che mi chiedo quanti abbiano visto, perché, in attesa della banda larga, scaricare filmati dalla rete è ancora un atto d’amore)? Era necessario, presidente, “rispondere a domande su vari argomenti seduto di fronte al computer” (cito la nota d’agenzia)? Certo: lei crede che il mezzo diventi il messaggio. Ma poi finisce che qualcuno più svelto entra nel sistema e scrive a suo nome: “Personalmente, vorrei più porno su Internet”.
Qualcuno dirà: e l’Italia? Anche noi abbiamo governanti cinquantenni. E’ vero: ma il loro rapporto con Internet è ancora nella fase dei preliminari. Perché consumino (e ci aiutino a consumare) ci vorrà tempo.
Beppe Severgnini

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