UN URANIANO A MILANO (ovvero: viaggio sul pianeta di Miu-Miu)

Dal “Corriere della Sera”


Ieri pensavo a un extraterreste che passasse sopra Milano, nel quarto giorno delle sfilate. Non un angelo o un diavolo: quelli sono buoni e cattivi, gente con un punto di vista e uno stilista di riferimento. Pensavo proprio a un extraterrestre, un tipo neutrale, proveniente da qualche pianeta appena sfiorato dalla Nasa e dalla pubblicità. Urano, magari, distante quei tre miliardi di chilometri dagli uffici-stampa, in modo da garantire una certa obiettività. Il nostro Uraniano cala, non visto, in una città avvolta da un gas bianco nebbioso, bucato appena dai fari e dai neon che segnalano in codice binario: 10-01-00. Poi, a sud-est, vicino a un oggetto circolare come il suo disco volante (la Rotonda di via Besana, dice un cartello messo li’ per confondere gli extraterrestri), l’Uraniano intravede strani esseri che si accalcano, si spingono, gemono. Impossibile capire chi sono i prigionieri e chi le guardie: sono tutti vestiti di nero, e si controllano a vicenda. La confusione è somma, le porte strette, il disagio notevole, anche se qualche voce squillante grida “Carissima!”. L’Uraniano pensa: poveretti, sono in fila per qualcosa da mangiare. Niente del genere: è la sfilata di Prada. Ci sono giappponesi travestiti da americani, americani che fanno i giapponesi, inglesi che fanno gli inglesi, e non hanno ancora capito dove sono. Tutti hanno in mano un cartoncino bianco, e lo sventolano. Una ragazza salta sui tacchi, barcolla e impreca. Un uomo coi capelli d’argento tocca furtivamente la sciarpa di un estraneo, per controllare di che stoffa è fatta. Alcuni influenzati baciano i vicini, spargendo allegramente il virus: e non ci sono neppure i monatti per portarli via. L’Uraniano è incuriosito: ha visto due parole, “Milano Collezioni”, e vuole sapere cosa collezionano a Milano. Grazie al suo abbigliamento insolito, passa all’interno: l’hanno preso per un “buyer” di Baltimora. Nella sala bianca, tutti gli esseri neri sono fermi e si guardano, in attesa di un varcare un’altra porta, ancora più piccola. Una ragazza toglie la bocca dal gomito del vicino e gli chiede: “Ehi, sei stato anche a Miu-Miu?”. Lui risponde: mi dispiace, non conosco un pianeta con quel nome.
Dentro, ci sono lunghe panche e tutti siedono in fila, come in un refettorio: ma ormai è chiaro, non c’è niente da mangiare. Sul lato corto molti uomini con grandi cannoni aspettano qualcosa: hanno un aspetto terribile, ma pare vogliano solo fotografare. Poi si sente una musica: non male, pensa l’Uraniano, mi ricorda il motorino d’avviamento dell’astronave. Da una parete escono strani esseri, alti magri e pallidi. Vengono avanti, offrono il petto agli uomini coi cannoni. Sembrano tristi. Indossano abiti viola e grigi, piccoli giubbetti, pelli lucide e butterate.
L’Uraniano finalmente capisce tutto. Extraterresti! Vorrebbe correre a abbracciarli, ma viene bloccato. Se vuole incontrarli, gli dicono gli uomini neri, deve passare dal “backstage”. Un’altra volta, risponde lui: adesso devo andare a scrivere il pezzo.
Beppe Severgnini

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