INTERVISTA CON IL COBRA

Da “Io Donna” – Corriere della Sera




La piccola bruna entra nella stanza, stende la mano e dice “Salve, sono Madonna”. La presentazione non è superflua. Quella che mi sta davanti non ha nulla a che fare con Material Girl o Evita: ha l’aria di una ragazza sorpresa dalla pioggia all’uscita dal parrucchiere. Anche l’umore è quello: se non le piace una domanda, manda lampi dagli occhi; se la considera banale, lo dice. Dà risposte brevi; e pensa prima di rispondere. Intervistarla è come guidare in montagna: mai distrarsi. Mentre parliamo, seduti su due poltrone messe ad angolo, penso che avrei voluto essere un soprammobile durante le discussioni con l’ex-marito Sean Penn: lo spettacolo dev’essere stato indimenticabile.
Madonna si sistema nella poltrona, prende una rivista dove appare in copertina abbigliata come una ballerina di can-can, si volta verso la press-manager distesa sul letto e dice: “Liz, hai mai visto questa foto?”. Ms Ciccone è vestita di nero, come le sue bisnonne italiane, le quali non immaginavano che un giorno qualcuno le avrebbe potute chiamare “dark”. Porta pantaloni stretti, scarpe vertiginose, una fascia in vita e una croce di pietre dure al collo. Una strana scollatura asimmetrica rivela una pelle chiara. Dei capelli, divisi nel mezzo e tenuti da una molletta d’alluminio, abbiamo detto. Si tratta dell'”unwashed look” (aspetto trasandato/non-lavato) inaugurato da Alanis Morissette, uno dei molti modi in cui la moda ricca copia i poveri, che per fortuna non lo sanno. Non capisco, invece, il soprabito. Le chiedo se lo indossa per uscire. Dagli occhi – bellissimi – parte un lampo: “Non è un impermeabile. E’ Dolce & Gabbana”.
Inizia così il percorso a ostacoli che è un’intervista con Madonna. Ci sono donne celebri che di fronte a un intervistore amano apparire indifese, come Naomi Campbell; oppure caute, come Deborah Compagnoni; o amichevolmente battagliere, come Emma Thompson. Quasi tutte, più o meno consapevolmente, cercano complicità (esattamente come fanno gli uomini). Madonna no. Lei ascolta, soppesa, stende il bel collo, sorride e sibila risposte. Un cobra languido, addolorato per il destino della prossima vittima, ma non troppo.
Domando come sta la figlia, Maria Lourdes. Si addolcisce: “Oh, lei, benissimo. Troppa eccitazione, però, andando di qua e di là. Sono io che dormo poco”. Chiedo se viaggia senza la bambina. Si adombra: “Mai. Senza di lei non vado da nessuna parte”. Racconta, mostrando un finto orrore sorridente, che la piccola nei parchi continua a baciare bambini sconosciuti. Essere mamma – dicono i bene informati – ha cambiato Madonna. E’ più riflessiva e serena, e ha prodotto un album, “Ray of light” (Raggio di luce), che anche a uno squisito incompetente come il sottoscritto appare il migliore dai tempi di “Like a Prayer” (1989). Glielo dico. Sorride regalmente: “Thanks”.
Le chiedo se, nel corso di successive incarnazioni (ragazzaccia 1985, ragazza spigliata 1987, ragazza turbata 1989, ragazza disinibita 1992, ragazza epica 1996), si sia sempre trovata a suo agio; o se invece alcune scelte siano state fatte senza eccessiva convinzione. O, addirittura, se ci sono cose di cui si sia pentita. Sorride di nuovo: “Sono sempre stata onesta con me stessa.”. Insisto: c’è qualcosa che vorrebbe non aver fatto? Smette di sorridere: “Si cambia, si cresce, si guarda indietro. Certo, bisogna imparare dai propri errori. Ma avere rimpianti è una perdita di tempo”.
La osservo con interesse: chiunque sia sopravvissuto al “Sex Album” – l’idea balzana di proporre un libro di foto hard per il tavolino del salotto – è da ammirare. Domando cosa ha intenzione di fare adesso. “Non lo so. Non riesco a immaginarmi da un anno con l’altro. Vivo il momento. Contrariamente a quello che crede la gente. Io prendo le decisioni in base all’istinto. Ascolto tutti – anche un perfetto sconosciuto può influenzarmi – ma poi decido io. Molti confondono questo modo di agire con il fatto che io sia una calcolatrice”. Mi dica almeno se continuerà a fare la rockstar. Va bene che c’è ancora in giro Mick Jagger, ma lei si immagina tra dieci anni, cinquantenne, mentre salta su un palcoscenico? “Forse no. Forse canterò in un teatro d’opera. Forse vivrò in un castello. Non so quello che farò. Voglio la sorpresa.” E i membri del suo staff (trentacinque persone, in questa visita a Milano) amano la sorprese? Di nuovo parte il lampo dagli occhi: “Perché non va a intervistare il mio staff?”
Madonna è una delle icone di questi anni: è presente in 1.572.390 pagine sulla Rete (alcune precedute da un avvertimento: “Attenzione! Queste immagini sono sessualmente esplicite.”). Nella sterminata letteratura madonnesca, viene spesso indicata come “la donna più famosa del mondo”. Chiedo se è vero, se ritiene davvero di essere la donna più celebre in assoluto. “Viva o morta?” Viva, decisamente viva. “No. Elizabeth Taylor è più famosa di me.” Forse anche Hillary Clinton. “Certamente:anche Hillary”. I fan la esasperano, come traspare da certe dichiarazioni? “Sono lusingata di avere tanti fan. Talvolta però la pressione diventa troppo intensa, soprattutto quando vivo a lungo nello stesso posto.” Un momento difficile? “Quando i paparazzi correvano dietro a me e al mio ex-marito, e tutti speculavano su quanto il matrimonio sarebbe durato. In quei mesi ero freaked out, disorientata e scioccata. Oggi è diverso. Dopo la morte della principessa di Galles alcune cose sono cambiate.”
Le guardo le mani; se ne accorge. Dico: lei ha mani italiane. “Vuol dire che ho delle mani da contadina? E’ vero. Sono muscolose e piene di vene. Non sono le mani di un’aristocratica.” Mi sento obbligato, a questo punto, a porre alla signorina Ciccone due domande di rito: se parla italiano, e se ama l’Italia. “Sento di avere legami innati con questo paese. Non tanto con Milano, piuttosto con Roma e Firenze. L’italiano, invece, non lo parlo. Solo qualche parolaccia.”
L’America? “E’ l’altra parte di me. Mi sento europea perché mi sento parte di quest’archittetura, questa musica e soprattutto di quest’educazione: la gente è più intelligente, qui. Ma non credo che in Europa sarei diventata quello che sono. Io sono l’incarnazione del sogno americano.” Segue le vicende politiche degli Stati Uniti? “Certo.” Attraverso la televisione? “Non guardo la televisione, leggo i giornali”. Bill Clinton e Monica Lewinsky? “Quella vicenda mi ha offeso. Kenneth Starr ha fatto un grande disservizio alla nazione.”. C’è qualche errore di Clinton che Madonna non avrebbe commesso? Diventa guardinga: “Vorrei stare alla larga da domande come queste.” Dico: non insisto. Ma poi insiste lei. “Un presidente è sottoposto a enormi pressioni. Non so cosa avrei fatto, se fossi stata in lui. Del resto, è una prerogativa dei politici: non possono dire sempre la verità”. Lei ha detto, tempo che, che il potere è una grande afrodisiaco. “Prima o poi tutti approfittiamo del potere, lasciamo che ci vada alla testa. Purtroppo, Clinton l’ha fatto in modo molto pubblico.” Lo conosce? “L’ho incontrato un paio di volte, gli ho parlato brevemente. Mi piace.”
Parere interessante: Madonna, attraverso una strepitosa Evita, ha mostrato di capire il potere, e di saperlo rappresentare. Le piacerebbe interpretare qualche altro personaggio storico?, chiedo. Si illumina, come non ha fatto finora: “Vede, Evita è stato un ruolo talmente affascinante che le proposte che mi hanno fatto in seguito sono state deludenti. Mi piacerebbe interpretare un’altra donna forte, per esempio Maria Antonietta, o qualche altra regina. Ma non so quando. Per adesso ho in programma una commedia romantica con Rupert Everett.” Approfitto del buonumore, e chiedo se è tanto determinata anche come genitrice; oppure se, come tante mamme quarantenni, è ansiosa e incerta. “Ansiosa no. Ci tengo molto, naturalmente, e cerco di stare attenta. La bambina ha due anni; prima che nascesse, leggevo libri su libri. Un giorno li ho buttati: ho pensato che mia mamma aveva avuto figli e non aveva letto libri. Ogni tanto, magari, chiamo mio sorella, e amici con i figli piccoli.”
Mi faccio coraggio: “Ho letto che il padre, Carlos Leòn, è stato congedato dopo la nascita di Maria Lourdes. Ma, in un’intervista recente, lei sostiene che non è vero niente”. “Infatti, non è vero niente. Non so come questa storia sia venuta fuori. La verità è che ci siamo divisi quando la bimba aveva un anno. Ma lui è molto coinvolto nella vita di Maria Lourdes. Le dirò anche un’altra cosa: non vedo l’ora che smettano di farmi queste domande frivole”. Protesto: le ho fatto SOLO UNA domanda frivola. Dice “Ok”. Chiedo se è sempre così sensibile. “Solo quando si parla della bambina, di suo padre e di che mamma sono”. Le labbra segnalano un armistizio; gli occhi lampeggiano.
Come le parti alla conclusione di un trattato, ci scambiamo doni. Le porgo un libro sull’America; lei prende un Cd, lo apre, estrae il piccolo album azzurro, prenda la penna e dice: “Facciamo così: ognuno firma il suo.” Poi chiede se si scrive proprio “Beppo”, e io temo che sia una punizione.
Beppe Severgnini

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