SIGNOR GATES

Da “Sette” – Corriere della Sera




Innanzitutto, come chiamarlo. Mister Gates e’ banale. Bill, eccessivamente confidenziale. William H. Gates III – il suo nome – e’ molto ufficiale, e troppo lungo: il tempo di pronunciarlo per intero, ed e’ finita l’intervista. Dr Gates sarebbe una presa in giro: l’uomo piu’ ricco del mondo – a Wall Street la Microsfot vale 211 miliardi di dollari (360mila miliardi di lire)- ha infatti abbandonato gli studi. Chairman Gates e’ troppo formale, e vagamente maiosta. Imputato Gates, visto il contenzioso in corso con il governo americano (che lo accusa di pratiche monopolistiche), e’ provocatorio. Resta Signor Gates, e sembra piacergli. Per il resto, parliamo protetti dal rassicurante “you” inglese; ma in bocca a un quarantenne della costa ovest, suona decisamente come un “tu”.Il Signor Gates, stamattina, e’ di buonumore. Ha perso finalmente l’aria da teen-ager, ha guadagnato un paio di chili sui fianchi e qualche ruga intorno agli occhi. Porta un camicia azzurra che ha l’aria d’aver combattuto molte battaglie; chiede chi puo’ prestargli una cravatta. Gli propongo la mia con le balene, lui la guarda scettico, poi conclude che della cravatta, in fondo, puo’ fare a meno. Prende posizione su un divano, con le mani sulle ginocchia. Ondeggera’ avanti e indietro per tutto il tempo della conversazione. Non dara’ mai l’aria di essere annoiato. Quando gli domando se non e’ stanco di dormire in camere d’albergo, e non pensa di lasciare a qualcuno altro la guida di Microsoft, lascia intendere che per adesso non ci pensa nemmeno.
Signor Gates, dal 1975 il tuo software ha cambiato i computer, e i computer hanno cambiato le nostra vite. Puoi immaginare una rivoluzione simile, nei prossimi vent’anni?
Guarda, ci sono due grandi rivoluzioni che stanno accadendo proprio adesso, sotto i nostri occhi. C’e’ l’information revolution e, credimi, non abbiamo visto ancora niente. E c’e’ la rivoluzione genetica: piante, animali, malattie. Nei prossimi dieci anni la “information revolution” cambiera’ la vita della gente, ma nel decennio successivo credo che tocchera’ alla “genetic revolution”.
Pensi che la lunghezza della vita umana crescera’ molto?
Penso che sia importante portare un’alta percentuale della popolazione a raggiungere il limite naturale della vita umana, che collocherei intorno ai cent’anni. Otre, non saprei dire. E’ difficile fare previsioni.
Non fosse difficile, non te le chiederei. Vedi qualche Bill Gates nel campo della scienza medica?
Non ne so abbastanza. Uno deve scegliere un campo e specializzarsi. La mia vita e’ stata dedicata a produrre grande software. Questo e’ quello che capisco, questa e’ l’area dove posso fornire un contributo
Sei contro la clonazione umana, vero?
Si, penso non sia una buona cosa. E’ uno sconvolgimento troppo grande dell’ordine naturale. Ma la faccenda, una volta acquisite le conoscenze tecniche, diventera’ un affare maledettamente importante e controverso. Sai che c’e’ una persona in America che ha pagato due milioni di dollari per farsi clonare il cane? Deve avere soldi che le escono dappertutto.
Forse e’ un’azionista di Microsoft.
No, no, e’ una donna in Texas. Comunque, finche’ c’e’ di mezzo un cane e non un uomo, la questione e’ meno controversa.
Guarda, ho qui il tuo libro, “La strada che porta a domani”.
L’hai letto?
L’ho letto. Puoi controllare i segni a matita. Dicevo: ho qui il libro, dove ricordi alcune delle previsioni sbagliate del passato: il robot domestico che popolava i nostri sogni di bambini; l’aereo che per superare il muro del suono doveva sbattere le ali; l’elicottero personale – che forse tu hai, ma la maggior parte di noi non ha in programma di comprare. Esistono equivalenti moderni? Qual e’ la previsione sbagliata di oggi, la strada a fondo chiuso verso la quale ci stiamo dirigendo?
I robot arriveranno, non c’e’ dubbio. Il problema e’ che costano un sacco di soldi. Gli esseri umani sono cosi’ incredibilmente bravi a trattare l’ambiente fisico. Che e’ molto complicato; basta pensare che il sofwtare per la visione e’ solo una componente. La questione e’: esiste la domanda per questo tipo di prodotti?
Avanti, dimmi un vicolo cieco nel quale la tecnologia si sta imbucando.
Sai che sono stupito? Non mi viene in mente niente. Pero’, forse, si’. Ecco: quando arriveremmo al perfetto speech recognition , il riconoscimento vocale da parte del computer, quanti lo useranno? Certamente lo useremo per le macchine di casa; ma, in quanto a dettare, ho qualche dubbio. I nostri bambini sono cresciuti davanti alla tastiera. Un’altra cosa che non mi convince sono le auto guidate dal computer. Credo invece che le videoconferenze saranno sempre piu’ importanti. Si perde un sacco di tempo negli spostamenti e nelle riunioni.
Pero’ tu sei qui. A Milano. Hai attraversato il mondo per arrivarci. La presenza fisica del Signor Gates, evidentemente ha un valore; la gente vuole incontrarti. Non guardare una tua immagine sullo schermo.
Si’, oggi questo e’ vero. Ma mettiamo che io riesca ad eliminare il trenta per cento degli incontri faccia a faccia?
Spero che questa percentuale non includa la prossima intervista.
Trenta per cento e’ abbastanza rivoluzionario: strade piu’ libere, aeroporti meno affollati. Certo non e’ la stessa cosa, non puoi fare Q&A (domande e risposte), Pero’ in passato sono intervenuto via satellite a un incontro qui a Milano.
Lo so: ho tradotto io, in ginocchio di fronte all’amplificatore perche’ si sentiva da cani. Comunque. Leggo in una tua intervista di qualche settimana fa: “Oggi i software di intelligenza artificiale non danno ai computer alcuna vera intelligenza”. Drastico.
Hai detto bene: “today”, oggi. I progressi in materia, devo ammettere, sono stati deludenti. Ci saremmo aspettati di piu’. Ma presto potrebbe esserci una scoperta rivoluzionaria. Ma oggi, ripeto, nessuno puo’ chiamare “intelligenti” i computer. Non hanno nessuna comprensione del mondo, o buon senso.
Questa intervista apparira’ su un giornale di carta. Fra quando tempo giornali come questo saranno sostituti da uno schermo?
Dammi un termine.
Vent’anni.
Vent’anni? Il 95% dei giornali di carta scomparira’. Ma io do per scontato l’avvento di una grossa novita’. Qualcosa come una tavoletta, portatitile, con una risoluzione tale che ci permettera’ di leggerla a letto e di portarcela in giro.
Quando hai cambiato idea su Internet?Fino a qualche anno fa, se non sbaglio, era al quinto/sesto posto nella lista delle precedenze di Microsoft. Ora e’ al primo. E’ successo qualcosa? Se si’, cosa?
Alla fine del ’93. un mio collaboratore e’ tornato dalla Cornell University, dove aveva studiato, e mi ha raccontato che laggiu’ tutti – studenti, professori, personale – usavano Internet. Allora ho capito. Ho portato tutti in ritiro, e ho detto che Internet assumeva “maximum priority”. Volevo creare un senso di crisi. Gia’ nel ’94 abbiamo deciso di inserire il “browser” (i programmi che consentono di sfogliare le pagine sulla Rete) nel sistema operativo.
E questo e’ cio’ che vi ha guadagnato le attenzioni dell’antitrust americano, che vi accusa di danneggiare i concorrenti. A proposito: ti sei sentito trattato ingiustamente, in questi mesi? Prima il ragazzo prodigio, il computer guy che molti ammiravano e tutti invidiano; poi, di colpo, una sorta di Grande Fratello, un personaggio sbucato da “1984” e “Fahreneit 451”.
Guarda, ho una ottima stampa e una pessima stampa. Io dico questo: se un giornale ti tratta male, be’, puo’ essere quel giornale. Ma se tutti i media ti trattano male, vuol dire che non sai spiegare la tua posizione, E per noi e’ dura: gli avvocati non vogliono che parliamo troppo della faccenda. Dicono che vinceremo in tribunale. Mentre il governo e’ stato molto aggressivo sui media, dicendo cose che semplicemente non sono vere. Ma la gente lo capisce.
Sai ascoltare?
Lavoro in un settore dove bisogna stare attenti ai piccoli segnali. Se intuisci qualcosa per tempo, puoi lavorare e rispondere. La strada della nostra industria – l’elettronica – e’ lastricata di gente che non ha visto arrivare il cambiamento: Digital, IBM. Prima o poi si finisce per mancare un passaggio fondamentale
Come sono organizzate le tue giornate? Tutte programmate, oppure c’e’ spazio per l’improvvisazione?
Prevedo gli incontri con i gruppi che seguono un prodotto – due ore, di solito – con sei settimane di anticipo. Quelli con i “developers”, i ragazzi che sviluppano un progetto, vengono fissati due settimane prima Due ore al giorno non sono organizzate; di solito le uso per la electronic mail. E poi tutti mi mandano cose da vedere: tesi di dottorato, studi, suggerimenti. Quando parto per i ritiri, viaggio con tre scatoloni di roba.
Chi sceglie cosa va negli scatoloni?
Ho un assistente che si occupa della prima cernita.
L’America, il tuo paese, restera’ la piu’ grande potenza del mondo, tra vent’anni?
Si’, e’ una previsione molto facile. Il paese ha un’economia fluida e dinamica, ideale per allocare risorse. Quando hai molta innovazione, hai bisogno di flessibilita’ Il Giappone, per esempio, deve operare un serio riaggiustamento. Basta pensare a com’e’ organizzato il lavoro e investito il capitale. Ma i fondamentali laggiu’ sono incredibilmente forti. A Tokio avranno tre o quattro anni difficili. Dovranno passare da un sistema economico basato sull’emulazione a uno basato sull’innovazione. Ma il Giappone riemergera’ come seconda potenza economica del mondo.
E noi? E l’Europa?
Un momento. Se consideriamo l’Europa una cosa unica, allora sara’ molto piu’ importante del Giappone.
Be’, abbiamo la moneta unica. A proposito, non e’ che voi americani avete presa sottogamba l’euro?
Su, avanti. Per un lungo periodo sembrava molto incerto che alcuni paesi – inclusa l’Italia – potessero entrare nella prima fase della moneta unica.
La verita’: t’aspettavi che ce la facessimo?
Diciamo che non mi aspettavo che le economie europee si sarebbero risollevate al punto da rientrare nei parametri di Maastricht. Devo dire pero’ che tutto quello che so sull’Europa lo leggo sull'”Economist”. Non ho condotto indagini personali, intendo. Comunque, ehi: penso che l’euro sia una gran cosa.
Qualche consiglio?
E’ super-importante che la leggi siano le stesse, nei vari paesi, e per far questo il Parlamento europeo dovrebbe diventare un’istituzione significativa. Cosa accadra’ altrimenti quando una delle economie europee non sara’ piu’ in sincronia con le altre?. Negli Usa siamo abituati agli aggiustamenti tra le diverse aree del paese. Ma voi, con politiche monetarie e politiche fiscali bloccate, e poca mobilita’ del lavoro?
Una curiosita’ domestica. Avevi annunciato che, nella tua futura casa, avresti introdotto “spille elettroniche” per comandare le varie apparecchiature. L’hai fatto?
No, quella cosa non l’abbiamo fatta, ne’ la faremo. L’idea era di avere queste spille cosi’ mia moglie ed io potevano girare per la casa, senza chiavi e bottoni e maniglie. Poi abbiamo visto che chiavi, bottoni e maniglie funzionavano cosi’ bene. Tutto il resto pero’ c’e’. Le video-pareti scorrevoli, lo schermo gigante collegato a Internet.
Per finire, signor Gates. Quando lavori al computer ti capitano le cose che accadono a noi mortali – perdi un “file”, ti cade la linea, si congela lo schermo?.
Certo. Diciamo che sono un po’ piu’ bravo a capire cosa succede. Ma questi piccoli episodi mi fanno capire quanta strada c’e’ ancora da fare.
Beppe Severgnini

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