DALL’INFERNO AL PARADISO: STUDIO MISTICO DELL’INGLESE

Dal “Corriere della Sera”




Come ogni cosa umana, lo studio dell’inglese e’ un concentrato di esperienze ed emozioni, desideri e delusioni. Per alcuni e’ un inferno; per altri, un paradiso. La maggioranza arranca in una sorta di tranquillo purgatorio, popolato di corsi intensivi e videocassette. Qualcuno, ancora incerto se l’impresa valga lo sforzo, si aggira in un limbo inquieto. Non c’e’ dubbio: se Dante avesse avuto al fianco un Virgilio americano (“tour leader”, l’avrebbero chiamato), e in mano un dizionario come questo, avrebbe trovato materiale per un’altra commedia.
Subito, tra l’Acheronte e lo Stige, avrebbe trovato gli IRACONDI. Questi italiani per anni hanno tentato di imparare l’inglese, ma si accorgono di pronunciarlo ancora come l’annunciatrice di un telegiornale; esasperati, se la prendono con la moglie, che aveva previsto tutto. Poco piu’ in la’, nel sesto cerchio, gli ERETICI: non credono alla possibilita’ di apprendere la lingua con metodi tradizionali: preferiscono andare all’estero confidando nell’intuito e nella fantasia (alcuni, sorprendentemente, riescono a tornare indietro). Nel settimo cerchio, troviamo i VIOLENTI VERSO SE STESSI (se sono interessati all’inglese delle canzoni, studiano Shakespeare; e viceversa). Passato il baratro, eccoci nelle malebolge. C’e’ di tutto: tra le rocce, salgono i sibili di coloro che tentano di pronunciare l’articolo “the”. Ci sono ADULATORI (lodano l’inglese altrui, deprecano il proprio: i gruppi turistici ne sono pieni); MAGHI e INDOVINI (non sanno parlare inglese, ma hanno fantasia); e molti IPOCRITI (il motto che li condanna: “Parlo inglese, ma non lo capisco”).
Giu’, dove l’inferno si stringe, ecco i CONSIGLIERI FRAUDOLENTI: alcuni hanno aperto scuole d’inglese, altri vi spiegano cose che non sanno. Anche Lucifero, che deve mandare i figli a studiare in Inghilterra, diffida di
loro.
Salendo per uno stretto pertugio, eccoci davanti alla montagna del purgatorio linguistico. Sulle prime balze, s’incontrano i NEGLIGENTI: si sono iscritti a un corso e credono di aver comprato l’inglese; non sanno
che occorre anche studiare, ma lo scopriranno presto. Piu’ in alto, sulla prima cornice, i SUPERBI: sono stati tre volte in Inghilterra, e devono farvelo sapere. Appena sopra, gli INVIDIOSI, allenati negli uffici del mondo: sentire un collega che conversa in inglese al telefono e’ un’esperienza che puo’ rovinargli la giornata. Dopo gli ACCIDIOSI, che si
beano dei propri insuccessi, ecco i LUSSURIOSI: amano l’inglese carnalmente, e lo pronunciano con volutta’. Detestano parole come “ticket” e “baby-sitter”, che non consentono virtuosismi; meglio Tai-tanic (Titanic), Livais (Levis) e Nu-iok (New York), che danno loro l’impressione d’essere alle porte del paradiso linguistico.
Qui dimorano gli spiriti che ritengono d’aver superato la mera condizione italica, e si sentono prossimi all’empireo del bilinguismo. Ci sono gli SPIRITI ATTIVI: la qualita’ del loro inglese e’ buona, e la loro ansia di miglioramento e’ continua: amano i film in lingua originale, e trascinano a vederli fidanzate incolpevoli, che non sanno mai quando
possono ridere. Sopra di loro, lucenti d’immodestia, gli SPIRITI SAPIENTI (i rari professori che s’aggiornano; uomini d’azienda reduci da una sede all’estero) e gli SPIRITI MILITANTI (adorano correggere il prossimo, anche quando il prossimo ne farebbe volentieri a meno). Siamo al settimo cielo: appena oltre, gli SPIRITI TRIONFANTI, che sono stati a Londra e hanno capito perfino i messaggi gutturali provenienti dagli altoparlanti della metropolitana. Oltre, non si puo’ andare: si diventerebbe inglesi. E, detto fra noi, chi ce lo fa fare?
Beppe Severgnini

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