TELEFONO: IL NOSTRO CAOS

Dal “Corriere della Sera”




Telecom Italia, con epica costanza, ci spiega che, da venerdì 19 giugno, dovremo usare il prefisso anche per le telefonate urbane. Ci informa poi che la novità non ci costerà una lira. E noi diciamo: ci mancherebbe. La Telecom, per ringraziare della comprensione, dovrebbe mandare a tutti gli abbonati un mazzo di fiori. Suggeriamo camomilla, passiflora e valeriana, per gli effetti calmanti.
Prendiamo per buona la spiegazione che ci viene fornita: nel rispetto delle direttive europee e in nome della concorrenza, è necessario consentire l’ingresso di nuovi operatori nella telefonia. Per far questo, occorre aumentare la combinazioni numeriche. “Fissare” il prefisso, abbiamo letto, consentirà di introdurre nuovi numeri che iniziano con 0 e con 1, creando 140 milioni di combinazioni in più.
Le conseguenze immediate sono evidenti. Per comporre il numero del fruttivendolo sotto casa, ci vorrà più tempo che ad andarci di persona. Occorrà riprogrammare telefoni e fax. Sarà necessario ristampare carta intestata e biglietti da visita, in attesa di rifarlo dopo il 29 dicembre 2000, quando si cambierà ancora (in futuro i numeri fissi inizieranno con 9, i cellulari con 3, i “numeri verdi” con 8). Una gioia per tipografi e cartolai, ma uno stress per tutti noi.
Negli ultimi tempi, tuttavia, ci siamo adattati a molte cose (dai computer al bipolarismo); ci adatteremo anche a numeri di telefono lunghi come codici fiscali. Abbiamo però il diritto di esprimere qualche dubbio. Eccone un piccolo campionario.
Dubbio numero uno: se lo scopo era aumentare le combinazioni, perchè non anteporre una cifra (uguale in tutta Italia) ai numeri esistenti? I nuovi meganumeri saranno infatti imprevedibili, e difficili da ricordare. Imprevedibili perchè i prefissi – che in Italia sono di due, tre e quattro cifre – si uniranno a numeri che, nella stessa città, vanno da cinque a otto cifre (a Milano c’è chi dice: più è corto, più è chic).
E’ facile prevedere una confusione spettacolare, di quelle che mettono di buon umore gli americani quando arrivano dalle nostre parti. In America infatti i numeri di telefono hanno sempre sette cifre; i prefissi, tre cifre. Questa semplicità porta vantaggi pratici (scrivendo un numero, è meno facile sbagliare), e mnemonici. Negli USA hanno individuato la “barriera dei sette numeri”, oltre i quali ricordare diventa difficile. Ma in Italia, evidentemente, siamo più intelligenti.
Il dubbio numero due è un semplice corollario: perchè in America, nel mercato telefonico più affollato e libero del mondo, il “prefisso urbano” non esiste? Se dall’albergo di New York chiamo il ristorante di sotto, non devo comporre il 212.
Siamo al dubbio numero tre: poichè “Fissa-il-prefisso” parte da un’iniziativa europea, perchè non ci siamo mossi tutti insieme? Al momento, ognuno fa quello che vuole: in Francia e in Spagna, il prefisso urbano è in funzione; in Gran Bretagna e in Germania no, e non se ne parla nemmeno.
Forse perchè i tedeschi, se gli cambiavano i numeri di telefono dopo avergli scippato il marco, diventavano isterici.
Dubbio numero quattro. Telefonando dall’estero, dovremo ricordare di comporre lo zero del prefisso (per chiamare il “Corriere” da Londra, dopo il 19 giugno: 0039-026339). Ma dovremo continuare a ometterlo se chiamiamo un cellulare. Ebbene, provate a spiegare a un inglese che 0332 è il prefisso di Varese, mentre 0336 è quello di un telefonino. Ieri ci abbiamo dedicato il pomeriggio, ma abbiamo lasciato interlocutori dubbiosi.
Il dubbio finale è questo: non potevamo fare le cose semplici? Così, tanto per cambiare.
Beppe Severgnini

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