MOSTRAMI I PIEDI, E TI DIRO’ CHI SEI

Da “Qui Touring”




Tre anni fa, in questa pagina, ci siamo occupati dell’abbigliamento del viaggiatore. L’analisi mostrava pero’ una lacuna: non affrontava la questione delle calzature. Eppure le scarpe costituiscono una componente fondamentale del viaggio. Osservate la signora che ondeggia sui tacchi tra le rovine di un tempio greco, imprecando come un camionista di Detroit: perfino Euripide, dal cielo dei poeti, seguira’ con interesse il suo destino. Il rapporto tra scarpe e viaggi, tuttavia, e’ troppo vasto e complesso per esaurirlo in una pagina. Ci limiteremo percio’ a una classificazione sullo stile di Linneo, convinti che possa tornare utile. Anche se non siete calzolai e non dirigete un calzaturificio, saprete che errori evitare, e quali armi usare per innervosire il prossimo.
Cominciamo proprio dagli Equilibristi (Viator Instabilis ), la specie cui appartiene la gentildonna vista poc’anzi tra le rovine del tempio. L’arma con cui essi commettono harakiri e’ il tacco, che rende difficile ogni salita, discesa, scala e sentiero. La cosa curiosa e’ che l’Equilibrista, per una forma di mortificazione, si imbarca in lunghe marce degne di MaoTse-Tung (un classico: gli attraversamenti di Manhattan). Gli Equilibristi, come le danzatrici del ventre, sono una categoria prevalentemente femminile; ma ci sono uomini che, per questioni di altezza e vanita’, cadono nello stesso errore. Unisex e’ invece la categoria limitrofa, quella dei Pattinatori (Viator Lubricus ), i quali scelgono con abilita’ calzature che scivolano sul terreno. Per esempio: scarpe da tennis sull’erba bagnata , scarpe da citta’ sul ghiaccio, espadrillas sui sentieri alpini. I Pattinatori sono interessanti perche’, a differenza delle altre categorie, negano l’evidenza. Camminando in montagna, puo’ capitare d’incontrare una ragazza Pattinatrice che urla «Queste scarpe vanno benissimoooooooo» mentre scivola rapidamente a valle, sotto gli occhi crudeli del fidanzato.
Passiamo al gruppo successivo: i Pie’ Veloce (Cursor Pedibus Celeris ). I loro patrono e’ Achille; il loro modello, gli Stati Uniti, dove i bambini nascono con le scarpe da ginnastica ai piedi. I Pie’ Veloci, quando viaggiano, concepiscono solo la calzatura sportiva. I vecchi modelli in tela danno a chi li indossa un aspetto alternativo; i nuovi modelli, colorati e aggressivi, con suole gonfie d’aria e protuberanze fosforescenti, trasformano un professionista di Rovigo in un gang-leader di Los Angeles. L’inconveniente di queste calzature e’ olfattivo: dopo una visita di Praga (compresa l’ascesa al castello), le scarpe da ginnastica diventano un’arma chimica. Toglierle in presenza di estranei e’ una crudelta’ che viene raramente punita: i compagni di viaggio infatti boccheggiano, e non sono in grado di protestare.
Anche gli Alpini (Peregrinator Montanus ) – intesi non come forza armata, ma come forzati delle scarpa pesante – sono vittime delle proprie convinzioni: sono infatti convinti che solo una suola tipo carroarmato garantisca la necessaria protezione contro le insidie del viaggio. La loro e’ una forma di insicurezza: c’e’ chi porta con se’ la coperta di Linus, chi uno scarpone di tre chili. La differenza e’ che la coperta di Linus si piega facilmente, mentre gli scarponi occupano da soli tutta la valigia. Per questo, prima di ogni viaggio aereo gli Alpini – anche se vanno ai Caraibi – devono lottare con la propria coscienza. Quando viaggiano in automobile, devono invece battersi contro i famigliari, che non capiscono come la borsa delle scarpe, da sola, possa occupare l’intero bagagliaio. Lo stesso problema affrontano gli Impeccabili (Comes Elegans ), i quali pretendono di avere scarpe adatte a ogni occasione. Per un fine settimana portano scarpe nere, scarpe marroni, scarpe scamosciate, scarpe da tennis, scarpe da pioggia, zoccoli e, naturalmente, pantofole (contro il rischio dei pavimenti freddi).
Chiudiamo con i Samaritani (Ambulator Mendicus ), noti anche come Fanatici del Sandalo. Negli anni Sessanta queste calzature erano il marchio degli hippy; oggi le indossano ambientalisti e salutisti, progressisti e integralisti, intellettuali e signore della buona societa’. Alcuni modelli di calzari costano poche migliaia di lire; altri, forniti di nomi tedeschi che sembrano il sottotitolo di un’opera di Wagner, sono ben piu’ cari. Questo, tuttavia, e’ secondario. L’importante, per il vero Samaritano, e’ indossarli nel momento sbagliato. Un temporale o una cresima, per esempio, vanno benissimo.
Beppe Severgnini

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