UN CONTINENTE NORMALE

Dal “Corriere della Sera”




La piccola polemica tra il cancelliere tedesco Helmut Kohl e i giornali italiani e’ stata archiviata in fretta, e questo e’ un bene. Ricordarla brevemente, tuttavia, puo’ servire per ricavare qualche insegnamento dallavicenda. Dunque: Kohl giunge a Roma, vede le prime pagine di «Corriere» e «Repubblica» dov’e’ ritratto in versione Sturmtruppen e macellaio (Romano Prodi e’, rispettivamente, il deportato e la mucca), e si arrabbia. Potremmo dire: non importa. Nell’Unione Monetaria, con tutto il rispetto per Giannelli e Forattini, non si entra con i disegni, ma con i bilanci, e questi sembra che siano in regola. Da Herr Kohl, tuttavia, ci saremmo aspettati una risata. Oltretutto, quando escono da un cancelliere della sua stazza (fisica e politica), le risate suonano particolarmente bene.
Perche’ Helmut Kohl doveva metterla in ridere? Perche’ quelle vignette, anche se non gli sono piaciute, mostrano che l’Europa e’ sulla strada buona per diventatare un continente normale: siamo in pace da mezzo secolo, e possiamo permetterci di sfottere gli amici. Le battute e le caricature che sessant’anni fa preparavano le dichiarazioni di guerra hanno lasciato il posto a bonarie – sottolineo: bonarie – prese in giro. Che poi si ricorra a luoghi comuni un po’ logori(Italia/scioperi, Germania/soldati, Inghilterra/bombette) e’ inevitabile. Una barzelletta sull’Italia basata sulla figura di Benedetto Croce risulterebbe difficilmente comprensibile a Essen e Wolverhampton.
C’e’ di piu’. Battute e prese in giro dimostrano che l’Europa e’ diventata casa nostra: Tony Blair e Jacques Chirac, nelle famiglie italiane, sono piu’ conosciuti di Edo Ronchi e Michele Pinto. Helmut Kohl, poi, e’ un caso speciale. Negli ultimi quindici anni, e’ apparso sui nostri teleschermi piu’ spesso di Pippo Baudo: e’ al potere dal 1982 (il secondo capo di governo piu’ longevo, il belga Jean-Luc Dehaene, e’ in carica dal 1992), ha riunito la Germania e ora rischia di unire l’Europa. Se a questo aggiungiamo che il cancelliere non risponde ai canoni della bellezza classica stabiliti dal compatriota Winckelmann, possiamo capire perche’ i vignettisti lo amano. Herr Kohl dovrebbe esserne felice: la caricatura e’ la prova della familiarita’ e del successo. Romano Prodi, questa settimana, viene preso in giro a tutta pagina su «The Economist»: se l’Italia non fosse cosi’ vicina all’euro, non sarebbe accaduto.
Certo: la moneta unica dell’umorismo, come quell’altra, richiede tempo e gradualita’. E’ noto infatti che i popoli ridono allo stesso modo, ma non ridono delle stesse cose. Con gli inglesi e’ fin troppo facile: loro ci stanno. Con i francesi e’ piu’ difficile: prima bisogna capire le loro battute. Con i tedeschi qualcuno ritiene sia impossibile: l’umorismo, secondo una diffusa scuola di pensiero, e’ il parametro mancante a est del Reno. Stendhal, per esempio, sosteneva che «girano piu’ motti di spirito a Parigi in una notte che in Germania durante tutto un mese». Secondo un celebre psicoanalista olandese, Renatus Hartogs («La psicologia dell’oscenita’», New York 1968), «la differenza tra l’umorismo tedesco e quello francese e’ la stessa che passa tra le crepes Suzette e gli gnocchi di patate».
Ebbene, Herr Kohl: noi non ci crediamo. Anche dopo aver letto le dichiarazioni del direttore della «Frankfurter Allgemeine» sulla faccenda delle vignette («Non si puo’ andare avanti a colpi di Bismarck e spaghetti! Stiamo costruendo l’Europa!»), continuiamo a ritenere che anche a voi tedeschi si possa insegnare il senso dell’umorismo. Diciamo che e’ come imporre la disciplina di bilancio a noi italiani. Non e’ facile – chiedetelo a Ciampi. Ma si puo’.
Beppe Severgnini

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