CYBERITALIANO, PER NON RENDERSI RIDICOLI

Da “Amica”




Sono tornato nella mia universita’, Pavia, per una conferenza sulla lingua inglese. Uno studente si e’ alzato e mi ha detto: «Anche quando discuto di elettronica e computer, vorrei parlare italiano. Ma come faccio? Devo dire topo invece di “mouse”? E come traduco “clic” e “scan”? Cliccare? D’accordo. Ma scannare ?» Ottima domanda, ho risposto, come sempre fanno coloro che non sanno cosa rispondere. Poi ho provato a dare qualche suggerimento, ricordando il mio personale comandamento: le parole inglesi che conosciamo ci servono per parlare inglese . Quando parliamo italiano, cerchiamo di usare parole italiane. Sono pochi i casi in cui e’ impossibile trovare un’alternativa al termine straniero in voga. In qualche caso, invece, quest’alternativa non bisogna neppure cercarla: «computer», per esempio, e’ un vocabolo entrato ormai a far parte della nostra lingua, come «film» o «sport». Combattendolo, si rischia di fare una figura da francesi.
Soddisfatto della mia improvvisata saggezza, ho cambiato argomento. Poi, tornato a casa, ho provato scrupoli di coscienza (abbastanza rari, in un giornalista). Mi sono accorto, per cominciare, di non trovare una traduzione per «scan». «Scannare» e’ brutto; ma «esaminare con un apparecchio a scansione» (cito dal dizionario) e’ addirittura mostruoso. Anche per «mouse» (l’aggeggio che consente un rapido spostamento del puntatore sul video del computer) non ho trovato traduzioni adeguate.
Certo: potrei impuntarmi e proporre «topo» (traduzione letterale di «mouse»), ma nessuno capirebbe. E quando si parla o si scrive, di solito, lo scopo e’ farsi capire.
Il problema, quindi, e’ complesso. Contro le forze dominanti della lingua inglese – un rullo compressore che non si ferma – occorre adottare una combinazione di saggezza cinese (piegarsi come il giunco, aspettando che passi il vento) e tattica della guerriglia (colpire l’avversario quando e’ isolato e vulnerabile; poi scappare). Esempi, per capirci. E’ inutile, come dicevo, battersi contro la parola «computer»; in altri casi e’ invece possibile difendersi, e addirittura passare all’offensiva. Internet, per esempio, sembrava un vocabolo inattaccabile (meta’ latino e meta’ inglese, mondiale per definizione); eppure la nostra modesta «rete» si sta difendendo bene (l’ inglese «web» – tela, trama, ragnatela – non ha invece rivali come aggettivo: indirizzo web, sito web). Piu’ difficile si sta rivelando la battaglia contro «browser», il programma che consente di navigare in Internet (Explorer, Netscape). Letteralmente significa «sfogliatore»; ma il termine si addice piu’ a un pasticcere che a un informatico, e dovremo trovarne un altro. Lo stesso vale per «provider», vocabolo incluso tra le novita’dell’Enciclopedia Zanichelli 1998. Si tratta, come molti sanno, di una societa’ che fornisce all’utente il servizio di accesso alla Rete. Si potrebbe quindi usare il termine «fornitore», che pero’ evoca robuste forniture di atomi (gasolio, pane, carta); non impalpabili forniture di bit. Cos’e’ accaduto? Il vocabolo inglese «provider», che risale al XIVº secolo, ha spiazzato quello italiano assumendo un significato specifico: non solo «fornitore», ma «fornitore-di-accesso-alla-Rete».
Altre volte, quando ci accorgiamo che l’avversario e’ debole, dobbiamo essere spietati. «Screen-saver» non serve: «salva-schermo» va benissimo. «Desk-top» fa ridere: l’espressione «da tavolo» serve perfettamente allo scopo. «Surfing» (il passaggio da un sito all’altro della Rete) e’ inutile; «navigazione» e’ piu’ lungo, ma rende l’idea (ed e’ piu’ adatto a un popolo mediterraneo che il surf lo vede solo al cinema). E «trackpad» – dispositivo per spostare il puntatore sullo schermo muovendo il dito su una tavoletta nella tastiera – non e’ solo uno spendido esempio di invenzione inutile. E’ anche un nome assurdo. «Tappetino» e’ piu’ simpatico e piu’ chiaro. Dovete solo avere il coraggio di pronunciarlo la prima volta. Poi tutto diventera’ facile.
Beppe Severgnini

I VOSTRI COMMENTI
    • Auvo Sarmanto | 28 settembre 2013 alle 12:37

      Puo fare una piccola domanda?
      Lei scrive: ‘Sono pochi i casi in cui e’ impossibile trovare un’alternativa al termine straniero in voga. In qualche caso, invece, quest’alternativa non bisogna neppure cercarla: «computer», per esempio, e’ un vocabolo entrato ormai a far parte della nostra lingua, come «film» o «sport». Combattendolo, si rischia di fare una figura da francesi.’
      Non capisco questa frase: ‘fare una figura da francesi’. Probabilmente è una espressione da Nord o non?

      Studio italiano a Helsinki.

      Cordiali saluti
      Auvo Sarmanto

    • unknown | 5 giugno 2015 alle 17:09

      It means WE shouldnt act Like french people which dont let any foreign word come into their language..

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